Conoscere l’umidità per gestirla

Quando parlo di efficienza energetica spesso riesco a farmi capire in pochi minuti. Vuoi risparmiare energia? Allora isola la casa.

Semplice no? In realtà non è proprio così semplice, però è abbastanza intuitivo. Ben diversa è la situazione quando cerco di spiegare come gestire l’umidità in casa.

Il dialogo classico è:

Io: “guarda per diminuire l’umidità devi aprire le finestre

Cliente: “Ma come se fuori è talmente umido che c’è la nebbia!”

Ok, forse è il momento di cercare di chiarire un po’ le cose.

L’umidità relativa: dissipiamo la nebbia

Il concetto chiave da capire è quello di umidità relativa. L’aria è in grado di contenere una certa quantità di acqua sotto forma di vapore. Tanto più calda è l’aria, tanto più vapore potrà contenere.

Viceversa raffreddandosi la capacità di contenere vapore diminuisce.

Ci sono dei diagrammi, detti psicrometrici che aiutano a capire questo funzionamento, ma non è il caso di entrare nel dettaglio ora.

La massima quantità di vapore che l’aria è in grado di contenere a una data temperatura è quella di saturazione. E questa corrisponde all’umidità relativa del 100%.

Quando l’umidità relativa è del 100%, se aggiungo un grammo di vapore, questo condensa trasformandosi in acqua liquida. Questo fenomeno è esattamente lo stesso che genera la famosa “nebbia in Valpadana”.

Se invece l’umidità è, ad esempio, del 50% vuol dire che posso aggiungere una quantità di vapore pari a quella già presente, prima di avere condensa. Questo sempre a parità di temperatura.

Cosa vuol dire in pratica?

Quanto spiegato sopra comporta parecchie conseguenze interessanti. Almeno per noi nerd dell’igrometria.

Se prendo una massa di aria fredda e la scaldo la sua umidità relativa calerà. È esattamente ciò che succede quando apro le finestre e faccio “entrare la nebbia”. L’aria esterna si trova nelle condizioni di saturazione. Ma la condizione di saturazione è relativa alle condizioni di temperatura esterna. Entrando in casa e scaldandosi quest’aria riduce drasticamente la sua umidità relativa. O in altre parole è in grado di contenere molto più vapore. L’aria esterna ha, in valore assoluto (grammi di acqua), meno vapore di quella interna.

Ecco quindi spiegato come posso ridurre l’umidità in casa aprendo le finestre in inverno. Anche quando fuori c’è la nebbia.

Cosa succede sulle pareti?

Un fenomeno molto interessante all’atto pratico è vedere cosa succede quando una massa di aria incontra una superficie fredda. Ad esempio una parete. O per andare su fenomeni più noti a tutti, una bottiglia di birra.

Il fenomeno è lo stesso.

L’aria della vostra cucina entrando in contatto con una superficie fredda, sia essa la bottiglia di birra, il vetro della finestra o il pilastro d’angolo, diminuisce localmente la sua temperatura. E questo cosa significa? Ormai l’avrete capito: condensa!

Finché il fenomeno avviene sulla bottiglia non ci dobbiamo preoccupare più di tanto. Ma quando succede sulle pareti di casa, beh, forse è il caso di fare una riflessione. Anzi, perfino se non vediamo la condensa possiamo avere un problema. A umidità relative minori del 100% ad esempio si può avere la formazione di muffa.

Cosa impariamo da tutto questo?

Da questa breve e semplificata chiacchierata spero sia chiaro che l’umidità può essere un alleato o un nemico difficile da fronteggiare.

Bisogna imparare a gestire le case in modo da mantenere l’umidità entro i limiti che consentono il confort per le persone e evitano si creino problemi di muffe e condense.

E se anche gestendo in modo corretto l’umidità dell’aria si verificano problemi?

In quel caso è necessario intervenire in altri modi, più organicamente sull’edificio.

Mi raccomando però: mai intervenire senza aver prima ben capito qual è il problema e quali sono le reali cause.

 

 

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