,

Relazione legge 10/91: perché non deve essere un “pezzo di carta”

Le normative in materia di efficienza energetica si sono evolute rapidamente nel corso degli ultimi anni, il salto nei requisiti normativi avvenuto dal 2005 in poi in Italia ha giustamente imposto standard sempre più elevati sia per i nuovi edifici che per le riqualificazioni.

Nonostante questa evoluzione, sia nel gergo tecnico che nei moduli delle amministrazioni pubbliche, si fa ancora riferimento alla relazione tecnica come da “legge 10/91”.

Purtroppo spesso, ancora oggi, molti committenti e tecnici vedono la compilazione della relazione tecnica ancora come un semplice adempimento formale, un “far tornare i conti” e la relazione tecnica finisce per essere uno dei tanti pezzi di carta infilati in un faldone nell’archivio del Comune. Quel documento invece dovrebbe essere il frutto di un progetto attento e di dettaglio.

La relazione deve quindi illustrare quali sono le ipotesi tecnologiche ed impiantistiche che stanno alla base dei calcoli effettuati, come sono stati valutati e corretti i ponti termici, in che modo si pensa di coprire la quota di fabbisogno energetico tramite l’uso di fonti di energia rinnovabile, verificare l’assenza del rischio di formazione di condense.

Risulta quindi immediatamente chiaro che molte delle cause legali tra costruttori, venditori ed acquirenti che in questi anni sono state all’ordine del giorno nei tribunali avrebbero potuto essere evitate investendo un po’ di cura e di attenzione nelle fasi progettuali.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *